Falsi messaggi di emergenza governativa
✓ Scheda corretta l’11 ottobre 2026 dopo un nuovo confronto con la fonte. Come teniamo aggiornate le schede
Cosa sta succedendo
In Brasile milioni di persone hanno ricevuto messaggi di allerta sul cellulare che sembravano ufficiali, inviati dal sistema di protezione civile, ma erano falsi. Qualcuno ha violato il sistema che lo Stato usa per avvisare i cittadini in caso di pericolo reale (terremoti, alluvioni, ecc.). È come se qualcuno riuscisse a usare gli altoparlanti del comune per diffondere false notizie di emergenza. Questo tipo di attacco non è ancora diffuso in Italia, ma la tecnica esiste e potrebbe essere usata anche da noi.
Esempio concreto
Immagina di essere a letto nel cuore della notte quando il telefono emette all’improvviso il suono acuto di un’allerta di emergenza, come quelle riservate ai pericoli imminenti. Poco dopo ne arriva un’altra, e un’altra ancora, qualche volta anche come semplice SMS. Gli avvisi non seguono il modo in cui la protezione civile comunica di solito e nella tua zona non sta accadendo nulla. In Brasile è successo qualcosa di simile: qualcuno è riuscito a far partire allarmi non autorizzati dal sistema pubblico di allerta, che è stato poi sospeso per le verifiche. In un caso così la cosa più utile è restare calmi e controllare i canali ufficiali.
Cosa fare se hai un iPhone (Apple)
1. Verifica sempre le allerte ufficiali: in Italia le notifiche di emergenza arrivano dal sistema IT-Alert. Vai su Impostazioni > Notifiche > Notifiche di emergenza governative e controlla che siano abilitate solo quelle ufficiali. 2. In caso di messaggio sospetto, non chiamare numeri di telefono indicati nel messaggio: il numero verde del Contact Center di IT-alert è 800 840 840, come indicato sul sito ufficiale it-alert.gov.it. 3. Segnala come indesiderati, dall’app Messaggi, i messaggi anomali ricevuti via SMS. 4. Attiva il Filtro messaggi sconosciuti: Impostazioni > Messaggi > Filtra mittenti sconosciuti, in modo da separare i messaggi da numeri non in rubrica.
Cosa fare se hai un Android
1. Controlla le impostazioni delle allerte di emergenza: vai su Impostazioni > Notifiche > Notifiche wireless di emergenza (il percorso può variare: su Samsung cerca in Impostazioni > Sicurezza e privacy > Avvisi di emergenza) e verifica che siano attive solo le notifiche ufficiali. 2. Non fare clic su link contenuti in messaggi di allerta: per informarti digita tu l’indirizzo it-alert.gov.it. Un’allerta che chiede dati personali, codici o pagamenti non è un avviso di protezione civile. 3. Segnala il messaggio come spam: apri l’app Messaggi, tieni premuto sul messaggio sospetto e scegli ‘Blocca e segnala spam’. 4. In caso di dubbio, chiama il numero verde del Contact Center di IT-alert, 800 840 840, oppure visita il sito it-alert.gov.it per verificare se è in corso una vera allerta nella tua zona.
Cosa NON fare
- Non chiamare numeri di telefono indicati dentro un messaggio di allerta sospetto: usa solo i numeri che trovi tu sui siti ufficiali
- Non cliccare su link presenti in messaggi di emergenza: per informarti digita tu l’indirizzo it-alert.gov.it
- Non condividere il messaggio sospetto con parenti e amici pensando di fare una cosa utile: rischi di diffondere panico inutile o una truffa
- Non fornire mai dati personali, codici bancari o informazioni private in risposta a un messaggio di emergenza, anche se sembra ufficiale
- Non ignorare del tutto il messaggio senza verificare: controlla sempre sul sito it-alert.gov.it se è in corso una vera allerta
Domande frequenti su questa truffa
Le risposte alle domande che ci arrivano più spesso.
Come capisco se un messaggio di allerta di emergenza è falso?
Come verifico se c'è una vera allerta nella mia zona?
Ho ricevuto un messaggio di emergenza con un link, cosa faccio?
Devo avvisare amici e parenti di un messaggio di allerta sospetto?
Come segnalo un SMS di emergenza sospetto su iPhone o Android?
Cosa non devo mai fare quando ricevo un falso messaggio di emergenza?
Come scegliamo le fonti e come nasce ogni scheda: il nostro metodo.
🔗 Fonte: CyberSecurity Italia, testata specializzata — articolo originale →